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Essere un Ciclista

Ho iniziato vent’anni fa: i ciclisti erano più felici!

In questo episodio rifletto sull’ escalation di insofferenza reciproca,negli ultimi vent’anni, tra ciclisti e automobilisti. Ascoltate la mia soluzione!
Il secondo argomento della puntata è la scenetta “sacco di parate” che si verifica ai ciclisti neofiti che non sanno sganciare i piedi dai pedali, ti dico come evitarla. A te è capitato? 🙂

Ogni volta che realizzo un nuovo episodio di “A Ruota Libera” cerco di rivivere le sensazioni che ho provato in passato per poterle descrivere al meglio.

Quindi per la puntata di oggi ho cercato di ricordare tutti gli input, le percezioni che ho vissuto quando pedalavo per strada vent’anni fa!

Per te che andavi in bici in quel periodo, chiudi gli occhi, cerca di rivivere quelle pedalate, voglio facilitarti il compito, pensa alla bici che avevi… al gruppo ciclistico con cui uscivi… il casco che indossavi…

Ora spingiti ancora di più dentro te stesso! Cerca di focalizzarti su come la gente guardava un gruppo di ciclisti che attraversava le strade di un paese, oppure, pensa, come reagivano i pedoni, in quel tempo, sul marciapiede al passaggio del tuo gruppo.

Ti dico ciò che si è rappresentato nella mia mente:

Al nostro passaggio la gente, vent’anni fa, ci guardava ammirata, i ciclisti in scia, a ruota, uno all’altro venivano indicati dalle madri entusiaste ai figlioletti incantati, avevo come l’impressione di essere parte del giro d’Italia!

Su questo sfondo la bici era come un bene sociale, tutto ciò ha contribuito, in quegli anni, a farmi innamorare di questo sport.

Ora torniamo con i piedi per terra. Torniamo ai giorni nostri!

Purtroppo, quella visione fantastica di tempi passati, si dissolve, come quando ti risvegli sul più bello di uno splendido sogno.

Vieni scosso dal rumore inatteso dell’isterica strombazzata di un fremente automobilista che, per un sorpasso del gruppo di cicloamatori perde 10 secondi del suo prezioso tempo!

Toglietevi di mezzo Pecoroni!

E stato uno dei più gentili insulti ricevuti recentemente per strada.

Certo non prendendo che la gente faccia una ola al nostro passaggio.

Personalmente sarei già stracontento di suscitare indifferenza al mio passaggio in bici.

Purtroppo, non è così… L’insofferenza di alcuni automobilisti nei confronti dei ciclisti è palpabile.

Vogliamo parlare di Facebook?

Recentemente sono rimasto sconcertato, nel vedere l’odio che molte persone esprimevano nei confronti di un gruppo di ciclisti che era rimasto coinvolto in un grave incidente stradale, dove uno di loro aveva addirittura perso la vita.

Nei commenti alla notizia mi aspettavo parole di conforto o di amarezza per il tragico episodio. Ma l’accanimento di queste persone contro i ciclisti mi ha messo addosso una tristezza disarmante.

Ho letto frasi che un cristiano davanti a una simile tragedia non dovrebbe neppure concepire.

Di fronte a un diverbio ho sempre provato a sentire tutt’e due le campane… e proprio per questo non posso negare che alcune ragioni chi è alla guida di un’auto c’è l’ha!

Specialmente la domenica mattina, sulle strade più frequentate da noi ciclisti, posso tranquillamente dire senza paura di essere smentito!…

Somigliamo molto a un branco di pecore, a volte pedaliamo fianco a fianco due, tre bici.

Occupando l’intera corsia e invadiamo anche l’altra.

E quando una pizzicata leggera al clacson di qualche timida signora alla guida, che giustamente cerca di farsi sentire anche per il nostro bene.

Provoca al branco di pedalatori selvaggi, una innalzata collettiva di braccia al cielo come un addensamento di canne mosse dal vento. Ah ah ah

Certo, ormai, la dichiarazione di guerra è stata consegnata agli ambasciatori.

Diceva qualcuno tempo fa!

Quindi le reazioni di intolleranza ci sono da entrambe i fronti.

E’ una società malsana, sento il dovere di proporre una cura, non possiamo continua su questa strada!

Noi ciclisti siamo abituati a stabilire i percorsi prima di ogni nostra uscita, giusto? Metaforicamente siamo giunti a un bivio dove la strada da scegliere è già decisa!

Quella strada ha un nome e si chiama GENTILEZZA!

Gandi diceva… Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo! Te lo Ripeto.

Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo!

Quindi se vogliamo ricevere gentilezza dobbiamo donare gentilezza!

Il dizionario Treccani da alla parola gentilezza un grande significato: Nobiltà, sia ereditaria sia acquisita. Quindi la lingua italiana paragona il termine gentilezza a una forma di Nobiltà d’animo.

Il Ciclismo è uno sport nobile! Cerchiamo con la gentilezza di ridare Nobiltà anche i Ciclisti!

Ok raiders?! Mettiamocela tutta!

Dai ora chiudo, non ho resistito, questo sfogo non lo potevo dominare.

Mi piacerebbe sentire i vostri pareri, scrivetemi le vostre impressioni su questo delicato argomento. Hai percepito anche tu questo brusco cambiamento nel sentimento della gente, degli ultimi anni?

Scrivi su telegram, su facebook, con e-mail, trovate tutti i collegamenti nella descrizione di questo episodio. Se c’è un interesse da parte vostra, farò una puntata dedicata.

Torno ad immedesimarmi nel ciclista novello che ero vent’anni fa, questa volta, per descriverti com’è andata per me la prima uscita con la olmo! rimediata nel garage di mio padre.

Sono vestito con abbigliamento e scarpe da running. Comincio a pedalare.

La reazione istintiva alle prime pedalate è stata quella di togliere immediatamente le cinghie che mi tenevano i piedi fissati ai pedali. Mi davano troppa insicurezza.

Quando impari la bicicletta in tenera età non lo dimentichi mai più. Giusto? E’ proprio per questa teoria che i piedi fissati sui pedali sono molto pericolosi, da bambino hai assimilato un meccanismo istintivo per poggiare i piedi a terra nel momento in cui ti fermi.

Se vuoi allenarti seriamente con la bici da corsa o MTB, Quell’abitudine devi cambiarla. E ti do una cattiva notizia, se non cadi una volta non impari. Ah ah ah a me è successo, ricordo bene come, dove e quando son caduto, la scenetta e simile a molti che iniziano a pedalare con i piedi bloccati.

Ti spiego… inizialmente, tra adrenalina mista ansia, la concentrazione rimane alta! Quindi il movimento da compiere con la caviglia per bloccare il piede avviene con successo.

La caduta può succedere quando a causa di un improvviso intralcio l’attenzione del cervello si sposta su quell’imminente ostacolo e non pensi più alla giusto metodo per sganciare i piedi! E l’effetto Sacco di Patate e inevitabile! Ah ah ah.

A me è capitato esattamente questo. Arrivato ad uno stop ho visto l’auto all’ultimo momento e, spaventato, ho pensato solo a frenare dimenticando completamente i piedi legati ai pedali con cinghie di cuoio. Per fortuna sono caduto sull’erba verde, mi sono rialzato prontamente, l’automobilista preoccupato si è fermato per accettarsi delle mie condizioni, io avrei voluto diventare piccolo piccolo per l’imbarazzo. Ah Ah Ah

Quindi il consiglio che ti do a te che stai cominciando ad andare in bici e quello di non usare gli attacchi dei pedali, hai bisogno di pedalare alcune ore per famigliarizzare con la bici sia MTB che BDC, fare confidenza con il cambio i rapporti, devi sentirti prima di tutto padrone del mezzo.

Acquisiti questi skill! Come dicono quelli bravi ah ah ah.. puoi cominciare a pensare a l’acquisto dei pedali a sgancio rapido.

Attenzione non lanciarti sulle rocce in MTB!  Alla prima uscita con i piedi bloccati!

Fai esercizio di sgancio e aggancio più e più volte, mettiti su una strada poco trafficata e fai tutti i test possibili, ogni volta che esci almeno per le prime 5 6 uscite, fallo per un quarto d’ora… prova è riprovare, vedrai che quel movimento verrà assimilato dal cervello diventando istintivo. Non sarà tempo perso. Davanti ad un improvviso ostacolo ci penserà il tuo inconscio a fare il lavoro nel migliore dei modi, se hai fatto gli esercizi di sgancio, poggerai tranquillamente il piede per terra, senza farti male e scongiurando la classica scenetta da sacco di patate, ah ah ah.

Al giorno d’oggi non esistono più le legature di cuoio, ma ci sono degli attacchi rapidi molto efficaci, vengono chiamati attacchi a sgancio rapido, faro un episodio di approfondimento sui pedali.

Già il termine ti fa intuire le caratteristiche che hanno. Si agganciano e si sganciano facilmente.

Come ti ho spiegato, non è tanto il sistema di sgancio o il movimento da fare con la caviglia, ma è l’abitudine che hai fin da bambino, che devi cambiare. Ricordalo

Se stai iniziando ora comincia con dei pedali senza attacchi, ti renderai conto te stesso quando

Per oggi e tutto, cari Ciclisti e care cicliste,

Sono tanto contento che sei arrivato fino a qui e ti rimando al gruppo Facebook  o telegram, troverai chiarimenti e immagini degli episodi, oppure scrivimi in privato su telegram, vi metto i link nella descrizione di questa puntata cercali. Inviarmi domande, opinioni e datemi dei feedback e critiche costruttive, dimmi che metodo hai usato quando hai imparato a sganciare i piedi di pedali, ti aspetto.

Farò di tutto affinché questo canale, un po’ artigianale, riesca a dare un valore per chi lo Ascolta, il vostro aiuto è importante!

Vi chiedo, infine, fortemente di condividere questo podcast con i vostri amici ciclisti per permettere a più persone possibili di conoscere a ruota libera in modo che altri ciclisti possano usufruire di questi contenuti che con tanta passione mi impegno a creare per tutti.

Perché la fuga in solitaria non è mai una tattica vincente Spero che saremo un gruppo compatto fino al traguardo.

Allora Rimani in scia A ruota Libera..

Ciao!

Di Luigi Vergari

A Ruota Libera è il primo podcast dedicato al ciclismo pedalato e sensoriale. Fatto da un ciclista amatore e rivolto ai ciclisti amatori.
La passione per questo splendido sport mi spinge prima di tutto a pedalare e poi a ricercare sempre le novità e scoprire le innovazioni che girano attorno al mondo del ciclismo.
In più farò interviste a ciclisti che hanno una grande storia alle spalle.
Sono anche appassionato di informatica, in particolare ho avuto varie esperienze da Web Master.

Rimani in scia A Ruota Libera!!

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